Parte 68

“ Stringi, stringi forte. Fermami. È questo tempo fragile che non so più se esiste, perché se tutto non fosse altro che l’alternarsi, caotico, di noi, allora se mi fermassi, se riuscissi a fermare me stesso, abbatterei ogni secondo e sarei di nuovo vivo. Ma è questo tempo che è fragile, che lo è perché possa avere un prezzo ed un valore, perché non siamo in grado di capirlo senza prima averlo perso. È il tempo fragile di ammettere la sua forza e i nostri errori, di queste onde che s’infrangono sugli scogli da cui guardo quello che vorrei fosse il mio di tempo. È il tempo fragile del silenzio di chi ha paura, di quel respiro che manca nell’attesa. È il tempo fragile di un dito sulle labbra, di un alito sul collo, di una mano tra i capelli. È il tempo fragile che cade come fogli di specchio, in cui tutto attorno scorre e quel che resta fisso è il nostro volto. Tra le nostre mura diamo un senso a ciò che conosciamo, scandendoci come per dosare noi stessi al nostro tempo, ci regaliamo poco a poco per non consumarci, e così non siamo mai abbastanza. Ma questo è il tempo fragile di chi vive un’altra vita sotto la sua stessa pelle. E così il tempo crolla, attimo per attimo, mentre tremi nella tua stanza e la tua stanza trema, e crolla la tua stanza, e crolla la tua forza, e crolli tu. Perché questo è il tempo fragile di chi è capace di essere fragile nel suo tempo.”

E.B.


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