Parte 74

“ Sconosciuta alle mappe, celata alla vista dell’oceano e dei suoi viandanti marinai, nascosta agli occhi della valle che bagna i suoi confini incerti, quieta e fiera si erge Iride, città custode. Sui gomiti sognante, adagiata a un parapetto ornato che poggia il suo sguardo a ovest su un mite specchio di golfo ondeggiante, pacifico nel suo essere mobile e immobile al contempo, riflettente l’azzurro soleggiato d’un cielo limpido. Ad ovest come i tramonti che di giorno in giorno al calare della sera tinteggiano i suoi muri di riflessi bronzati e d’arancio intenso; alle spalle una morbida cresta d’alpe si staglia a nord-est proprio dove l’incedere dei venti si fa impetuoso, disciplinando il loro ardore in gentili aneliti di brezza che le scompigliano la leggera chioma, e permettendo ad ogni nuovo Sole di riscaldarle i sensi intorpiditi dalla notte senza ombre. Raggiungere Iride è questione di cuore; le sue porte si palesano solo al sincero desiderio, solo a coloro che accettano il rischio di osare una fatica per comprenderne l’essenza. Il silenzio fuori dalle sue mura copre ingannevole la vita che ella gesta nel suo grembo, ma è all’aprirsi dei cancelli la vera sorpresa: una soave ode di natura si solleva da lontano tutt’intorno, il respiro s’assottiglia, mentre l’aria salmastra che approda dal mare si mescola danzante alla montana freschezza. Man mano che ci si addentra al suo pulsare sale il groviglio di viottoli e sentieri che s’intrecciano apparentemente senza una logica precisa. Le sue strade ciottolate di mattone mostrano volti senza tempo sospesi in ere forse mai esistite, e il vociare dei suoi abitanti cresce di volume senza mai infastidir l’orecchio. Lanterne all’uscio di case e negozi aspettano bramose il buio per tornare a vivere di gioia, festanti lumi fissi che disegnano percorsi sinuosi giù dai pendii fino a tuffarsi di riflesso nelle acque del porto, rendendo ancor più piacevole passeggiare nel suo imbrunire. Già dal primo passo le appartieni; Iride ha la sua anima e si presta ad essere la tua, perché in fondo questo è quello che lei è: anima. E da quel passo il suo ingarbugliato presentarsi non sarà mai più per te labirinto, all’accettare di te stesso ogni suo pertugio sarà la tua memoria e come per qualunque altro suo cittadino il senso d’appartenenza t’accompagnerà ovunque nel tuo viaggio, e renderà chiaro a chiunque, come a te, chi altro almeno una volta ha compiuto quel passo. Eppure non scambierete una parola; chi ha conosciuto Iride non parla di Iride con alcuno; Iride è se stessa e te soltanto, due personalità distinte che si sommano e all’unisono parlano le stesse frasi con due voci diverse. Solo un sorriso vi svelerà il non detto, lo stesso sorriso che macchia le labbra dell’intera città sotto lo sguardo attento di Iride, che sconosciuta, celata, nascosta s’affaccia mirando se stessa e aspettando il tuo arrivo.“

E.B.


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