Parte 76

“ Hai mani paffute e incerte, curiose di tutto ciò che non hanno ancora stretto. Hai gli occhi grandi e belli di chi ancora deve riempirli, e le tue lacrime sono ancora trasparenti. Se solo sapessi quante cose quelle mani paffute non riusciranno a stringere nonostante il loro impegno, quante cose sentirai scivolare via piano per poi vederle rompersi a terra come non fossero mai state davvero tue nemmeno per un istante. Quante volte dovrai passare sopra ciò che ne resta ferendoti tra schegge e tagli, potendo urlare il tuo dolore soltanto con una silenziosa smorfia perché nessuno possa avere il cruccio o la soddisfazione di sentirti ferito. Ancora i tuoi sorrisi riempiono i vuoti delle parole che non hai, ma un giorno non lo faranno più, e di parole ne avrai talmente tante da non sapere mai quali usare, da non sapere mai come usarle, da non sapere più quale peso dare ad ognuna di loro. Crescerai. Crescerai e sarai formato a immagine e somiglianza di qualcuno che avrà raggiunto già tanti traguardi, che ti insegnerà quel che avrà imparato e lo farà per prepararti alla vita per come l’ha vissuta lui, sperando in cuor suo con ogni più sincera volontà che anche tu possa seguire una strada già battuta. Perderai tante cose, se solo sapessi quante ne perderai. Perderai il gioco, perderai quella corsa traballante e impacciata che a perdifiato ti porta sempre contro una gamba più alta di te per abbracciarla, come fosse il solido tronco del tuo albero preferito in giardino, e smetterai di allungare le braccia al cielo per chiedere soltanto di essere sollevato e portato un po’ più vicino a un bacio, come fosse la casetta in cui ti rifugi tra i suoi rami. Nessuno ti prenderà più in braccio, allora continuerai ad alzare le braccia al cielo, ma questa volta per pregare qualcuno o qualcosa che mai avrai il privilegio di capire. Perché comunque sia non smetterai mai di cercare un rifugio un po’ più in alto di dove sei. Perderai ancora molto, perderai quasi tutto di quel che sei. Perderai le persone una ad una, lentamente, e perderai l’incredibile capacità di dare la vita ad un peluche. Nonostante ora io sia qui a rodermi dal desiderio di dirti tutte queste cose, di avvertirti, di proteggerti, nonostante io sia qui spinto dall’istinto di difenderti a ogni costo e mi senta così in colpa nel non poter fare niente affinché queste cose non succedano, mi rendo conto che, anche se potessi farlo, non sarebbe giusto. Ricorda, quindi, ciò che sei. Ricorda di te bambino e di quelle mani paffute che hai, della corsa traballante e di quel bisogno di un abbraccio. Tra tutte le cose che perderai cerca di non perdere te stesso. È tutto quel che posso fare.”

E.B.


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