Parte 43

” Dall’assenza di me stesso riempio il vuoto che ho lasciato. Fermo immagine di questo tempo in cui immobile non mi son mosso, in cui ogni secondo scaduto non è mai realmente diventato passato. Di gelo la mente s’è avvolta, e da rigide labbra dischiuse solo un flebile e tiepido soffio che al freddo diventa fumo. Ma dentro quell’inerme figura di ardere l’arte non ha mai smesso, con forza ed enorme pretesa si è levata tra fango e nebbia schiarendo l’inverno. Ora il suo caldo pervade il mio corpo ed io altro non aspettavo. Lascio che gli ultimi tornino polvere, li lascio svanire così com’erano comparsi, poi respiro più forte e per una nuova prima volta riesco a socchiudere gli occhi per il piacere. I pensieri per mano ad un filo s’aggrappano e sospinti dal vento delle idee prendono a muoversi ancora, finalmente liberi. Di nuovo un respiro. E poi ancora. Dal mio profondo fin nella gola un brivido di piacere risveglia i sensi, e sulla lingua intorpidita qualcosa si posa, ed io lo sento, e c’è altro, e non solo, e di più. Non riesco a muovermi, non posso fermare tutto questo, e le parole si ammassano nel palato ed io mi riempio tanto che non riesco più a deglutire, e soffoco, non respiro, ma non riesco a muovermi, non posso fermarlo, non posso. Manca l’aria e sento male, e mentre mi sforzo di districare la matassa che porto dentro ringrazio di poter provare ancora queste sensazioni. Il fiato interrotto si fa spasmo, il petto si ferma, gli occhi si serrano. Soffoco e sono felice e soffro, e poi provo a respirare, ma non riesco. Affogo tra le parole che non ho mai detto e tra l’ispirazione che non mi ha mai abbracciato, e provo a respirare ancora, ma non riesco. Mi fermo, non ci provo più. Mi abbandono a questa piacevole sofferenza, a questo groviglio ancor più immobile di me, mi concedo di non respirare, e tutto si ferma. Volo leggero nel cielo che m’appartiene, senza peso o costrizioni, semplicemente volo. Giro su me stesso lentamente, nel mio spazio senza gravità, nel silenzio immenso di quel che sono. E sogno di fantasia e desiderio, sogno di odorare l’aria e riempire i miei polmoni di Lei per la vita che mi regala. Poi mi sveglio. Di colpo apro gli occhi e sono qui, immobile. Di colpo le mie dita si contraggono ed il petto sussulta di calore e la schiena s’inarca. Di colpo ogni cosa duole e torna al suo antico stato, e fa male, ed è bello, e soffro, ed è meraviglioso, e poi lo sento, finalmente, e poi sale e mi urla dentro, e sale nuovamente ed io brucio, ed io mi sciolgo, ed io torno. E poi in un istante c’è la vita. In un istante io respiro, e sul letto di quell’alito tra le labbra passa il filo e con lui i miei pensieri ad uno ad uno. Mentre io ritorno mio riesco a muovere le mani, ed ogni altra cosa. Mentre io ritorno mio posso dire di esserlo sempre stato.”

E.B.


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