” Scrivo parole nella polvere che puntualmente il vento della mia confusione spazza via. Le scrivo di nuovo, convinto di poterle imprimere in un foglio che in realtà non ho, poi un altro soffio le cancella e le scompiglia. Vorrei provarci ancora, comincio a disegnare frasi, mi sforzo di scegliere quelle più giuste, di ordinarle nel modo migliore, ma non riesco nemmeno a finire che già ogni lettera mi vola addosso e mi schiaffeggia, giusto a dimostrare la mia impotenza. Le vedo allontanarsi nell’aria, le vedo mescolarsi e svanire, le perdo. Resto qui, inerme, tra una manciata di polvere sparsa, finché l’ennesima folata costringe il mio sguardo, e vedo te. Immobile mi fissi, i capelli sciolti, le mani giunte. Mi dai vita, e me ne togli, così come rubi ogni mia parola, e adesso non ne ho. Allora scrivo, poi cancello, poi scrivo, poi cancello di nuovo, e continuo fino a diventare io stesso polvere della parola che sono, eroso dal mio stesso vento, e mi spargo in un’aria piena di novità e gioia, piena di auguri e speranze, dove al centro resti tu. Ed io di spostarti da lì non ne sono capace, perché non voglio lasciarti andare, non voglio farlo, non stavolta almeno. Ho un mondo intero dentro il mio labirinto, pronto ad esplodere in ogni momento, e tremo. E tra ognuna di queste nuove, dal mio cumulo posato, lieto, mi scrivo, mi cancello, mi riscrivo e mi dissolvo, qui fermo al mio posto, in mezzo ad ogni mio vento.”
E.B.